Tra l’oleandro e il baobab

di: Redazione | 08 giugno 2015

Un paese non può fare a meno di ritrovare la propria identità nella musica e nei versi di un inno. Quelle note, insieme ai colori di una bandiera, sono i simboli utilizzati nei momenti più solenni della vita di una nazione.

Così non è stato al recente G7 tenutosi in Baviera. Al suo arrivo in Germanita il Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi è stato infatti accolto non dall’inno ufficiale di Mameli-Novaro, ma dalle note di “Azzurro”, la celebre canzone di Paolo Conte portata al successo da Adriano Celentano.
Da quanto ci risulta, per nessun capo di Stato è stato eseguito l’inno nazionale, ma solo musiche scelte dal repertorio tradizionale di quel paese. Purtroppo non siamo stati in grado di individuare le diverse “welcome music” scelte per l’occasione, ma da quanto abbiamo riscontrato nei commenti letti su diverse testate internazionali, né il presidente francese Hollande è stato salutato con le note de “La vie en rose” né tanto meno l’inglese Cameron con quelle di Ob-La-Di, Ob-La-Da.

Non riteniamo, come alcuni giornali hanno scritto, che la cosa sia da considerare un affronto al nostro paese o alla nostra tradizione musicale. Certamente facciamo fatica ad accettare che tra tutte le musiche che potevano rappresentare l’Italia, la canzone di Conte fosse la più adatta. Non fosse altro per la pochezza di un testo che banalmente narra la solitudine estiva di un uomo lasciato solo dalla sua amata partita per le “spiagge”, che cerca “un po’ d’Africa in giardino tra l’oleandro e il baobab”.

Resta il significato di una scelta che ci impone la solita immagine di un’Italia paese da “canzonetta”. Forse, in questa Europa che giorno dopo giorno sta privando i singoli stati della propria sovranità nazionale, presto saremo spogliati anche dai nostri inni e non ci resterà altro che cantare tutti insieme, con la mano sul cuore, “Funiculì funiculà”.