Tempo al tempo

di: Redazione | 13 giugno 2015

scolloHo conosciuto Etta Scollo quando sono nato, essendone fratello, e posso dunque testimoniare come la sua predisposizione all’organizzazione dell’universo sonoro sia stata quasi anteriore all’uso della parola stessa (è forse questa la differenza tra chi viene considerato musicalmente dotato e chi no: il prevalere dell’interesse al suono sul concetto che esso eventualmente esprime, o viceversa). Il seguito della storia musicale di Etta è tutto basato sul metodo che chiamerei della “spugna intelligente”: assorbi tutto ciò che ti passa attraverso (a volte proprio “ciò che passa il convento”), elabora creativamente, restituisci all’esterno un assorbito “geneticamente modificato”: qualcosa che porta traccia indelebile della tua impronta creativa. Il risultato di questo processo è il paradosso di una produzione musicale che attraversa, nel corso degli anni, generi diversissimi (dal blues alla musica sinfonica solo per scegliere due punti a caso della mappa), ma porta a lavori che sembrano tutti discendere da una stessa matrice, letteralmente “sui generis”, che potremmo forse individuare come DNA musicale. Di Susanne Paul ho una conoscenza necessariamente meno approfondita, ma basta ascoltarla una volta per capire come l’incontro tra le due artiste fosse quasi predestinato. Se la parola “violoncello” può evocare impalpabili accademie del bon ton musicale, disciplinati e attenti professori d’orchestra o di quartetti virtuosi, possiamo dire che Susanne ha superato questa fase, come nella crescita si superano le fasi dell’infanzia e dell’adolescenza, per approdare a nuovi traguardi. Tali mete, nell’esperienza musicale di Susanne, si traducono in una totale e direi quasi spudorata intimità con la musica e col violoncello, strumento da cui la musicista non ha timore di pretendere si doti di una quinta corda (ma anche di una sesta, divenendo elettrico). Ma la musicalità di Susanne non si ferma al violoncello, nutrendosi di ogni sorta di strumento le capiti a tiro e, in mancanza di questo, della voce, e immaginiamo che pure costretta al silenzio la nostra continuerebbe a rilasciare su un foglio di carta o sul muro di una caverna ove fosse rinchiusa, le tracce sensibili del proprio immaginario musicale. SCOLLO CON CELLO è dunque la collisione tra due “musitroni” ad alta energia, potenzialmente in grado di scatenare reazioni a catena in chi ascolta. Attenzione! Questo CD è da maneggiare con cura. Sebastiano Scollo

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