Festa della musica: perché festeggiare?

di: Redazione | 23 giugno 2015

Da alcuni anni ci stiamo abituando a festeggiare nuove ricorrenze. Alle festività religiose o civili e a quelle meno vincolanti, ma forse più sentite, come la festa della donna o della mamma, se ne sono aggiunte numerose altre: la festa degli innamorati (da poco seguita da quella dei single) le feste della gioventù, della salute, delle casalinghe o dei pensionati, solo per citarne alcune. Non abbiamo nulla contro queste iniziative se servono a sensibilizzare una collettività, se sono delle occasioni per ricordare, come nel caso della festa della donna, i diritti e le conquiste sociali ottenuti.

Purtroppo non è sempre così. L’invito a far festa, a ritagliare giornate da dedicare a chissà cosa, sta diventando una strana mania che, su iniziativa di qualche comitato o consiglio nazionale od europeo, occupa sempre più giorni nel nostro calendario. Da qualche anno anche la musica ne ha una, il 21 giugno in coincidenza con il soslstizio d’estate. Così è stato anche lo scorso weekend quando in molte città italiane sono state organizzate manifestazioni musicali nell’ambito della Festa Europea della Musica.

Certamente sbaglieremo, ma la sensazione è che questa iniziativa dedicata alla musica rischi di essere solo uno slogan vuoto, dietro il quale nascondere poche idee e, forse, qualche interesse riservato a pochi. E’ curioso ad esempio che in Italia sia organizzata da ben due associazioni che hanno sede a Roma: una che si occupa solo delle manifestazioni nella capitale e l’altra di tutta Italia. Associazioni con tanto di sedi, statuti, consigli e presidenti diversi.

Nata prima in Francia da un’idea di Jack Lang, la Festa della Musica è stata poi adottata a livello europeo solo nel 1995. Sul sito ufficiale dell’evento sono indicati gli intenti dell’iniziativa e tra questi leggiamo “la gratuità della fruizione musicale e della promozione degli artisti”. Chissà se i tanti che partecipano gioiosamente a questa giornata sanno di festeggiare la musica in nome di questi principi. Principi che risuonano ancor più stridenti in questi anni di grande incertezza per la vita musicale del nostro Paese.

Per cosa dovremmo far festa dunque? Per una formazione musicale in crisi legata ad una riforma ancora incompleta che sta indebolendo il nostro sistema educativo musicale? Per i continui tagli al FUS che hanno portato a diversi licenziamenti nei teatri d’opera? Per la difficile situazione delle orchestra e dei festival che rischiano di chiudere? Perché quasi ogni giorno un musicista che non ha un posto fisso in una istituzione pubblica si trova obbligato a lavorare nell’illegalità insegnando in scuole private che non pagano contributi o suonando per un birra in qualche locale notturno? Sono queste le ragioni che ci devono indurre a far festa?