Silvia Colasanti e la “qualità” della musica

di: Redazione | 23 luglio 2015

Dal 1 luglio 2014 è in vigore un Decreto Ministeriale sullo spettacolo dal vivo che ha tra le tante ambizioni, quella di rendere “oggettiva” (questo il termine utilizzato da Salvatore Nastasi Direttore Generale del Mibact, ispiratore di questo provvedimento) la valutazione delle domande presentate al Ministero dai diversi soggetti del mondo dello spettacolo per l’ottenimento di un contributo. Un Decreto che istituisce schemi, griglie normative, algoritmi applicativi ed un insieme di calcoli molto complessi per arrivare a definire l’importo del contributo pubblico “oggettivamente” meritato dalla singola istituzione teatrale o musicale.

Per chi volesse approfondire l’argomento, senza perdersi nella lettura del Decreto, può divertirsi con le 138 pagine di questo documento pubblicato sul sito del Mibact che tenta di farci capire le diverse procedure messe in campo dal nuovo provvedimento. Non è questa la sede per analizzare un testo così inutilmente complesso orientato al produttivismo ed ispirato da una visione aziendalistica della cultura. Per tentare di capirne la logica ci soffermeremo solo sull’ambigua terminologia. Ad esempio leggiamo che i criteri di valutazione sono legati ad “Obiettivi strategici ed operativi” che partono da “Assi progettuali” e puntano a “Fenomeni da osservare”. Tra gli indicatori della “valutazione artistica” il buon Nastasi pone poi come “obbiettivi operativi” anche la “valorizzazione della continuità gestionale” e il “rafforzamento della strategia di comunicazione” (chissà che attinenza possono avere questi aspetti manageriali e di marketing con la qualità artistica). Il meglio tuttavia ce lo riserva con l’invenzione della “Qualità indicizzata” dove leggiamo che tra gli scopi vi è addirittura quello del “riequilibrio territoriale”. Passando poi alla “Dimensione quantitativa” ritroviamo sempre la stessa fumosa terminologia ispirata a criteri di efficienza, di sistema, di “piano strategico” per arrivare poi ai tanto temuti algoritmi. Ne riportiamo uno integralemente senza commenti.algoritmo
Che follia! Questo goffo tentativo di dissolvere in uno schema il mondo intuitivo della creatività, della musica, del teatro e la sua funzione sociale e politica nell’ambito di una comunità, sta tenendo in scacco il mondo dello spettacolo che, come sempre, tace e subisce passivamente. Il dominio di questi schemi che si inventano un mondo piramidale fatto di gradi, percentuali e strane formule, sta soffocando l’anima culturale più vitale ed autentica del nostro Paese. Quell’arte più salda, più universale, più umana che per sua natura sfugge ad ogni rubricazione.

Finalmente in questi giorni è arrivata una prima voce di forte dissenso da parte della compositrice Silvia Colasanti, che si è recentemente dimessa dalla Commissione Musica del Mibact. Ne dà notizia Il Giornale della musica con una breve nota dove leggiamo che la Colasanti “ha inviato una lettera al ministro Dario Franceschini e al direttore generale dello Spettacolo dal vivo Salvatore Nastasi, motivando la sua decisione col fatto che l’attuale legge lascerebbe poco spazio all’aspetto qualitativo nella valutazione dell’attività delle varie istituzioni musicali, mettendola dunque nell’impossibilità di perseguire gli obiettivi culturali legati al suo ruolo. Tra le posizioni discusse finora, alcune istituzioni musicali avrebbero avuto consistenti aumenti delle sovvenzioni, altre diminuzioni altrettanto consistenti o perfino la cancellazione totale delle sovvenzioni: questo significa chiusura immediata”. Brava! Speriamo che resista alle pressioni del Ministero per farle revocare le dimissioni e che riceva presto dal mondo musicale italiano pieno e incondizionato sostegno.

Bruno Dal Bon