BATTISTONI È UN FIGO,
LA RIZZOLI ANCORA DI PIÙ

di: Guido Giannuzzi | 28 settembre 2015

Andrea Battistoni, uno dei più conosciuti direttori dell’ultimissima generazione, ha pubblicato nel 2012 un libro dal titolo Non è musica per vecchi, in cui si vuole presentare ai giovani e ai giovanissimi la musica classica non come roba passata e noiosa, ma come un qualcosa che possa far gola a un ragazzo di oggi.

Non è la prima volta che si tenta questa via – ultimamente è uscito anche un libro dal titolo Mozart era un figo, Bach ancora di più, che vuole ammiccare anche più del primo a un pubblico giovanile già dal titolo – salvo non considerare che probabilmente un ragazzetto che non ha nessun interesse nella musica classica, non ha certo voglia di cambiare idea leggendo un libro, oggetto appartenente a un mondo altrettanto estraneo a lui di quel tipo di musica. E questo già sarebbe un punto interessante, come cioè si possa pensare di attrarre qualcuno su un oggetto poco di moda, utilizzando un oggetto di poco meno cool.

Ma quello che mi preme sottolineare è una frase che fa da richiamo – e quasi da principio programmatico, verrebbe da dire – in quarta di copertina del libro di Battistoni. Qui il giovane direttore, classe ’87, rivolgendosi ai suoi possibili lettori dice, testuale: “Ragazzi, non chiudete il libro spazientiti dicendo ‘non è roba per me!’ Vi parla uno che in casa ha appesi i poster degli AC/DC e di Frank Zappa!”

“Poffarbacco! – esclamerà a questo punto il giovane virgulto davanti a tanta modernità – Ma questo è davvero uno avanti!”

Cioè, la Rizzoli e/o lo stesso Battistoni credono davvero che un sedicenne medio che ascolta One Direction, Miley Cirus, Rihanna, Kate Perry, Avril lavigne, Justin Bieber, abbia idea di chi siano Frank Zappa, morto nel 1993 o gli AC/DC che hanno iniziato la loro carriera nel 1973?
O se anche ne ha idea, che questa strizzata d’occhio lo porti ad ascoltare, che so, Das Lied von der Erde o una sinfonia di Bruckner?

Questa forma di excusatio non petita ci dice quale battaglia di retrovia stia combattendo il mondo della musica cosiddetta colta per cercare un minimo di spazio nel mondo contemporaneo. Purtroppo, ancora di più, appare evidente come il mondo della grande industria editoriale, evidentemente guidato da sessantenni, non abbia grande capacità di conoscenza del mondo giovanile, dei suoi codici e del suo immaginario.

Nei confronti di questo mondo, non si produce nessuna politica culturale degna di questo nome, s’istituzionalizza il fenomeno dei cosiddetti talent fino a farli percepire come possibile vetta della formazione che un giovane possa immaginare e poi si pensa che per avvicinare a Beethoven (come scrive Battistoni senza ombra d’ironia, quello del ta-ta-ta-taaaa) un ragazzo venuto su a Mtv e videoclip possa bastare un libro scritto da uno che nella cameretta tiene appeso il poster di gente dell’età dei suoi nonni?

Come direbbe Nanni Moretti, continuiamo così, facciamoci del male…