La Cul-tura del Teatro in Italia

di: Guido Giannuzzi | 22 ottobre 2015

Nei giorni scorsi, l’Orchestra e il Coro del Teatro Comunale di Bologna, con il loro Direttore Musicale Michele Mariotti hanno inaugurato la Stagione 2015/16 del Lingotto di Torino, tra le maggiori rassegne concertistiche italiane. L’orchestra nella sua quasi totalità ha manifestato al Maestro Mariotti l’esigenza di prolungare l’abituale prova di acustica in loco di mezz’ora, vista la complessità del programma e la delicatezza dell’appuntamento; Mariottti, dal suo canto, era d’accordissimo. Il tutto sarebbe avvenuto in deroga al contratto, anche visto che la proposta arrivava tardivamente. Ma la volontà di ben figurare ben accoglieva una deroga ai dettami contrattuali. Orbene, alcuni sindacalisti, che non rappresentano nessuno, ripeto, NESSUNO, in Orchestra, dai loro comodi uffici di Bologna hanno minacciato la Direzione qualora avesse acconsentito a questa deroga; a cascata, questa Direzione, ha minacciato Mariotti, non si sa bene di che (licenziamento?) e l’Orchestra ha fatto la sua prova di mezz’ora “autogestita” (ne parla oggi anche Il Resto del Carlino in questo articolo).

Questa vicenda dimostra in modo palese quale sia il vero problema dei teatri italiani, aldilà di quello che dirigenti incompetenti e giornalisti asserviti – per quanto riguarda questi ultimi, basti pensare a quanto accaduto all’Opera di Roma e a come sia stato gestito questo drammatico problema, con cialtroneria pari alla malafede – ci vogliono far credere.

I sindacati, strumento fondamentale nella tutela dei diritti dei lavoratori e nella crescita di una società civile, hanno, nel nostro ambiente almeno, perso gran parte della credibilità, dimostrando di ragionare unicamente in un’ottica di lotta delle tessere. Nella vicenda di Torino siamo arrivati al paradosso di chi invoca la democrazia non rappresentando nessuno, o quasi, se non se stesso. L’arroganza di ritenersi indispensabile e di trattare temi legati alla qualità artistica di un teatro o di un’orchestra come se si fosse in una fabbrica di scatolette, rende la presenza di costoro, che quasi sempre non hanno neanche l’idea di cosa sia fare musica, degli elementi di freno a qualunque miglioria e sviluppo.

D’altronde, questi signori teorizzano tranquillamente lo svuotamento dei teatri dalle masse artistiche – quel che ne resta, visto che i corpi di ballo ce li siamo già giocati – propugnando l’idea di teatri “leggeri”, fatti solo di alcuni amministrativi e tecnici, da riempire come scatole vuote alla bisogna.

Direzioni pavide assecondano questa tendenza nel terrore di perdere il posto, faticosamente ottenuto in virtù di appoggi politici che alla fine fanno tutt’uno, aldilà delle schermaglie fatte per noi pubblico ingenuo, col brodo di coltura di questo malcostume politico-sindacale.

Guido Giannuzzi